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16 Ottobre 2014

TFR IN BUSTA PAGA: SI PUO' ANCHE NON ESSERE D'ACCORDO

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TFR IN BUSTA PAGA: SI PUO' ANCHE NON ESSERE D'ACCORDO

Le buone idee non sono intenzioni ma progetti e fatti, che non cadono nella trappola dell’eterogenesi dei fini. Era già capitato con gli 80 euro, ora rischia di ricapitare con un’anticipazione del Tfr (Trattamento di fine rapporto, detto anche liquidazione).

Gli 80 euro in busta al mese erano nati non per stimolare i consumi ma per alleggerire il cuneo fiscale, considerato universalmente la bestia nera del costo del lavoro. Ai dipendenti 80 euro al mese, alle imprese una serie di compensazioni varie (Irap e dintorni). Poi tutto si è fermato. Il tema è entrato nel tritatutto (Saranno una tantum o strutturali? Verranno dati anche ai pensionati e ai precari?), ma così facendo se ne è persa la ragione e la motivazione della nascita, scivolata su una pista di bob a quattro.

E’ evidente che 80 euro hanno fatto comodo ai salari più bassi, ma la genesi era un’altra. Vedremo con la prossima legge di Stabilità come verranno gestiti. La stessa ambiguità sta capitando all’ipotesi di anticipare, in parte o in tutto, il Tfr nella busta paga mensile. A parte il fatto che la considero un’arma di “distrazione di massa”, per sviare l’attenzione ai tempi del furoreggiamento dell’articolo 18; ma anche dal punto di vista delle politiche remunerative la proposta appare come un controsenso, anzi, un danno.

Tutti sappiamo che salari e stipendi sono fermi da vent’anni, ma non è con escamotage o furbizie che si può risolvere strutturalmente il problema. Suona addirittura come beffa l’idea di prendersi una boccata di ossigeno con soldi propri. E’ come farsi dare dei soldi anticipandoli grazie a un’ipoteca sulla casa. Risuona poi nell’aria il vecchio adagio: meglio l’uovo oggi o la gallina domani? Già, perché le liquidazioni sono nate per dare un sollievo a fine rapporto o a fine carriera, a sistemare delle spese, a mettere da parte dei soldi, a sottoscrivere una pensione integrativa. Il miraggio di avere soldi oggi e insieme la gallina domani non regge. Soprattutto perché stiamo andando incontro a una riduzione del tasso di sostituzione pensionistico grazie al sistema contributivo, che può arrivare al 20-30% in meno dell’ultimo reddito.

Quindi bisogna mettere in guardia il popolo degli stipendiati: torniamo seriamente a ridurre il cuneo fiscale in quote più significative rispetto al passato. E risparmiamo qualche euro al mese. Da mettere nei fondi previdenziali complementari, per guadagnare qualche soldo in più al momento della pensione, che si preannuncia davvero magra. 

Walter Passerini

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