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09 Marzo 2015

DONNE NEL LAVORO: A CHE PUNTO E' LA PARITA'?

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Gender Salary Gap JobPricing 2015

Tre fenomeni che riguardano le donne nel lavoro, nello studio e nell’impresa e che fanno davvero molto discutere. Vediamoli.

1. Le donne dirigenti crescono. Sono arrivate a quota 15,1% nel settore privato (+18% dal 2008 al 2013). E crescono anche di più le donne quadro (+25% arrivate a quota 28% sul totale). Sono due segnali incoraggianti sulla lunga marcia delle donne per rompere il tetto di cristallo. Lo rivela il Rapporto Donne 2015 di Manageritalia che presenta la mappa regionale e provinciale su dove è meno difficile diventare manager. Le donne hanno conquistato molte posizioni, nonostante la crisi. In generale negli ultimi 10 anni sono aumentate le donne occupate (+6,2% contro il -3,9% degli uomini) e crescono anche le posizioni femminili ai vertici. Nel settore privato quasi un dirigente su sei è donna, poco meno di una donna su tre è quadro. Certamente l’Europa complessivamente è più lontana (una donna su quattro è dirigente) ma sicuramente in Italia assistiamo a un recupero. Un altro segnale è quello dei cosiddetti cervelli in fuga: quasi uno su due è donna (44%). Il Rapporto Donne 2015, realizzato da in collaborazione con AstraRicerche e JobPricing, propone anche una geografia delle donne manager sul territorio nazionale. Anche nel Gender salary gap ci sono segnali incoraggianti. Il divario retributivo con gli uomini si va assottigliando. In generale la retribuzione annua lorda media delle donne (27.890 euro) è inferiore del 6,7% a quella degli uomini (29.891 euro). Mentre tra le categorie il gap retributivo, sempre sfavorevole alle donne, è minore tra i quadri (-4,9%), seguito da operai (-6,6%), dirigenti (-7,8%) e impiegati (-9,6%).

2. Le donne, in questo caso le giovani, sono più brillanti negli studi dei loro coetanei maschi. In base ai dati del XVI Rapporto AlmaLaurea sul Profilo dei laureati italiani emerge infatti che tra i laureati del 2013 è nettamente più elevata la presenza della componente femminile, il 60%. Inoltre, la quota delle donne che si laureano in corso è superiore a quanto registrato per i loro colleghi: il 45% contro il 40% degli uomini (la media nazionale è 43%); il voto medio di laurea è pari a 103,3 su 110 per le prime e a 101,0 per i secondi (è 102,4 per la media nazionale). Ciò è confermato in ogni percorso disciplinare e a parità di ogni altra condizione (origine sociale, studi pre-universitari, ecc.). Le donne hanno svolto più tirocini e stage riconosciuti dal proprio corso di laurea, il 60% contro il 52% dei maschi (la media nazionale è del 57%); hanno usufruito in maggior misura di borse di studio, il 24% delle donne contro il 19% dei maschi la cui attribuzione è condizionata dal profitto negli studi (è il 22% a livello nazionale).

3. Sarà il 2095. E’ questo l’anno in cui, secondo uno studio di Ernst & Young, potrebbe essere raggiunta a livello globale la parità di genere in ambito lavorativo. La survey “Women. Fast forward: the time for gender parity is now” è stata realizzata attraverso interviste al top management, di entrambi i sessi, di oltre 400 società mondiali con un fatturato uguale o superiore ai 500 milioni di dollari e nasce con l’obiettivo di sensibilizzare le aziende all’adozione di politiche di promozione della gender equality. Il 65% degli intervistati ritiene che la presenza di donne nelle posizioni apicali delle società permetta di raggiungere migliori performance finanziarie. La parità può creare una maggiore crescita economica, esiste infatti una correlazione positiva tra i due elementi: si è stimato che un’equilibrata corrispondenza nella forza lavoro fra uomini e donne è un fattore determinante per aumentare il pil sia nelle economie avanzate che nei paesi emergenti. È stato dimostrato ad esempio come la parità a livello lavorativo consentirebbe all’India di aumentare il pil di quasi il 27%. Crescita della ricchezza, ma anche produttività: un altro dato evidenzia come l’adozione di politiche di promozione della gender equality permetterebbe a molte aziende di aumentare la produttività dal 3% al 25%.

Sono tre notizie che fanno discutere. Quale interpretazione dare a queste notizie? A che punto è nelle imprese la scalata delle donne alle posizioni di vertice? A che punto è la parità? E’ vero che più donne ai vertici fanno migliorare la produttività e i risultati economico-finanziari?

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